Letture della Messa
Dal libro della Sapienza (4,7-17)
Il giusto, anche se muore prematuramente,
si troverà in un luogo di riposo.
Vecchiaia veneranda non è quella longeva,
né si misura con il numero degli anni;
ma canizie per gli uomini è la saggezza,
età senile è una vita senza macchia.
Divenuto caro a Dio, fu amato da lui
e, poiché viveva fra peccatori, fu portato altrove.
Fu rapito, perché la malvagità non alterasse la sua intelligenza
o l'inganno non seducesse la sua anima,
poiché il fascino delle cose frivole oscura tutto ciò che è bello
e il turbine della passione perverte un animo senza malizia.
Giunto in breve alla perfezione,
ha conseguito la pienezza di tutta una vita.
La sua anima era gradita al Signore,
perciò si affrettò a uscire dalla malvagità.
La gente vide ma non capì,
non ha riflettuto su un fatto così importante:
grazia e misericordia sono per i suoi eletti
e protezione per i suoi santi.
Il giusto, da morto, condannerà gli empi ancora in vita;
una giovinezza, giunta in breve alla conclusione,
condannerà gli empi, pur carichi di anni.
Infatti vedranno la fine del saggio,
ma non capiranno ciò che Dio aveva deciso a suo riguardo
né per quale scopo il Signore l'aveva posto al sicuro.
Parola di Dio.
Salmo
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla!
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla!
Rinfranca l'anima mia,
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla!
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla!
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla!
Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla!
Dal Vangelo secondo Luca (7,11-17)
In quel tempo Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: "Non piangere!". Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: "Ragazzo, dico a te, àlzati!". Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.
Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: "Un grande profeta è sorto tra noi", e: "Dio ha visitato il suo popolo". Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.
Parola del Signore.
Omelia
Certo, Signore, che oggi siamo proprio tanti qui a dirti grazie per averci dato la gioia di conoscere Mattia. Ma non è proprio semplice, oggi, dirti grazie, Signore!
Si ripropone qui la vicenda che abbiamo sentito raccontare nel Vangelo: anche noi come gli abitanti della cittadina di Nain stiamo portando alla tomba un ragazzo e ci stiamo stringendo intorno ad Antonella e Roberto. Oggi qui a Cagliari, come duemila anni fa a Nain regna il silenzio, interrotto dal pianto. Non abbiamo parole, non ne abbiamo più, non ne abbiamo mai avute. Abbiamo solo lacrime, tante… ma forse anche quelle in esaurimento.
E tu, Signore, ci vieni incontro, vicino alla porta della città. Ci vieni incontro, ci vedi, capisci subito qual è la situazione e sei preso da grande compassione per noi, ti commuovi nel profondo. Non ti metti a chiedere: «cos’è successo?»: è evidente! Non ti metti, Signore, a curiosare e a crastulare sui motivi della morte di Mattia, non ti metti a fare come alcuni giornalisti in questi giorni… La domanda “perché?” è talmente profonda che continua ad urlare dentro il tuo come dentro il nostro cuore, ma la tieni dentro di te!
Ti avvicini. E anche a noi ordini: “Non piangere!». Non piangere? Ma stai scherzando? È l’unica cosa che riusciamo a fare, adesso! È l’unica cosa… non c’è rimasto altro! Come puoi ordinarci di non piangere? Stai piangendo anche tu, non riesci a trattenere l’emozione neanche tu, che sei Dio e dici a noi di non piangere? È proprio difficile capirti, Signore! Eppure dobbiamo dirti, Signore, che ci piaci proprio quando ti metti a piangere con noi. Sei dei nostri. Hai un cuore grande, immenso! Sì, Signore, ci piace vederti piangere, ci piace vedere che non eviti il corteo funebre come a volte facciamo noi, magari accompagnandolo con qualche gesto scaramantico. Ci piace vederti piangere, ci piace vedere che soffri con noi, perché anche tu di fronte alla sofferenza non puoi trattenere le lacrime.
Eppure arriva da te che piangi l’ordine di non piangere! Ti avvicini, tocchi la bara, la barella. Gli addetti dell’impresa funebre si fermano. Poggiano la barella a terra. Cosa sta capitando? «Mattia, dico a te, àlzati!». Mattia, sta dicendo a te… “àlzati”. Sì, Mattia, sta dicendo proprio a te che ti devi alzare! Ti sta dicendo che non sei fatto per la morte, ma per la vita! Ti sta dicendo che non è la tomba il tuo posto. È il Paradiso! Il tuo posto è il Paradiso!
Il morto, ci dice il Vangelo, si mise seduto. Si alza. Obbedisce. Torna nella posizione del vivente e ricomincia a parlare. Chissà cosa avrà detto il giovane di Nain, appena risorto. Chissà cosa avrà detto Mattia, appena si è trovato fra le tue braccia. Non morto, ma vivo! Anzi vivissimo! Più e meglio di prima! La morte non ha alcun potere su Mattia. Non ha alcun potere su nessuno di noi! Produce un cadavere, ma non ci uccide. Non può, non riesce, perché sconfitta in modo umiliante e devastante dal Signore della Vita. Ecco perché, Mattia, di fronte alla tua bara, brilla la luce del cero pasquale. È il segno della vittoria definitiva, totale del Cristo risorto su qualunque morte.
Questa è la nostra certezza. Questa è la certezza della fede, quella che abbiamo sentito nel salmo: la certezza che tu, Mattia, come noi un giorno, abiti nella casa del Signore per l’eternità, lì dove non c’è pianto, lì dove non c’è sofferenza, lì dove la vita è piena risposta al nostro desiderio profondo di libertà, di verità, di autenticità, di amore. Lì dove la vita è pienezza di vita, è abbondanza di vita.
Questa è la certezza della fede, quella che abbiamo sentito nella prima lettura del libro della Sapienza: la certezza che tu, Mattia, anche se sei morto prematuramente, ti trovi in un luogo di riposo, la certezza che eri caro a Dio e che sei divenuto caro a Dio.
E noi, come stolti, vediamo, ma non capiamo. Donaci, Signore, di riflettere su un fatto così importante: che tu sei il Dio della vita e non della morte. Donaci di obbedire anche noi al tuo invito a non piangere. Asciuga le nostre lacrime. Donaci di capire che la vita è più forte della morte, donaci di capire che non esiste nulla su questa terra che possa essere più forte della vita stessa, donaci di comprendere che la tua grazia e la tua misericordia sono per ciascuno di noi, nessuno escluso. Mattia, tu che l’hai ora compreso alla perfezione, perché sei di fronte all’Amore per eccellenza, donaci di comprenderlo. Donaci, come già stai facendo, di rimanere uniti, donaci di formare sempre più una famiglia, donaci di interessarci davvero dei problemi degli altri, donaci di crescere nella capacità di ascolto, donaci di crescere nell’amore reciproco, donaci di capire che la vita, in qualunque modo essa si presenti, vale davvero la pena di essere vissuta, donaci di capire che è bello vivere. Insieme. Costruendo amore, donando amore. Prima di tutto.
In Paradiso ti hanno accolto don Bosco, Maria Ausiliatrice, Domenico Savio, che ha la tua stessa età… Ripetici, Mattia, insieme a don Bosco: «dite ai miei genitori, ai miei amici, ai miei compagni che li aspetto tutti in Paradiso!».
Sì, Mattia, siamo certi che sei nella Vita vera! Siamo certi che il Vivente ti ha sollevato da quella fredda bara! Ci vediamo in Paradiso.
A questo appuntamento non possiamo non rispondere: Sì, Mattia, a si biri in su celu!